
Le ‘competenze’ dell’ingegnere forense
È attività di questi giorni, la stesura dei nuovi elenchi CTU a livello nazionale, così come da disposizioni della Legge Cartabia. Questa attività riporta in primo piano il discorso delle “competenze” dei CTU, sulle quali tanto avemmo modo di dibattere all’interno della Commissione di Ingegneria Forense dell’Ordine di Torino.
Le scuole di pensiero sono diverse. Da un lato chi sostiene che l’ingegnere forense nell’espletamento dei propri incarichi, debba principalmente risultare edotto a livello di procedure. Una sorta di ingegnere tuttologo, in grado di affrontare qualsiasi ambito dell’ingegneria, affidandosi unicamente al metodo forense, nel rispetto delle procedure. Dall’altro chi invece – fatte salve le conoscenze procedurali – parte da un concetto molto serrato di competenze, segregando in modo netto gli ambiti all’interno del quale un ingegnere forense potrà accettare le proprie CTU.
A me non sono mai piaciute le contrapposizioni di principio e credo che – anche in questo caso – occorra affidarsi alla logica ed al buon senso:
per un CTU risultano indispensabili la conoscenza delle procedure, la capacità di lettura del quesito ed i principi di analisi tipici dell’ingegneria forense. Il CTU non dovrà mai indugiare in “pareri” non richiesti e non dovrà mai osservare l’oggetto del contenzioso, con l’occhio critico del progettista. Finirebbe inevitabilmente con il perdersi su strade “esplorative”, rischiando di non dare chiare risposte ai vari punti del quesito, posti alla base della consulenza. Il CTU può effettivamente riuscire ad espletare consulenze in diversi ambiti dell’ingegneria ed accettare incarichi in settori diversi, rispondendo così a richieste in diversi ambiti dell’ingegneria.
Questo approccio però, non significa avere competenze multidisciplinari tali, da consentire al CTU di accettare incarichi in qualsiasi ambito dell’ingegneria. Serve comunque una base di competenza e di conoscenza, non – come sopra citato – per diventare progettista esperto di quell’ambito specifico, ma per avere a disposizione le basi necessarie a calarsi nelle problematiche del settore specifico, per meglio comprendere il quesito ed evitare di non valutare a fondo le proposte e le obiezioni dei tecnici di parte. Diventa quindi normale che un ingegnere di estrazione elettronica possa occuparsi concretamente di problematiche affini, come l’elettrotecnica, il software o le reti. Chi ha un’estrazione meccanica, conoscerà comunque la statica e la dinamica delle strutture e gli impianti e via di seguito.
Ma l’ingegnere forense esperto in tutti i rami dell’ingegneria, il tuttologo, non ritengo possa esprimersi al meglio in tutti gli ambiti che gli vengono proposti. E considerando l’importanza del ruolo che svolgiamo e le speranze di giustizia che muovono i cittadini a rivolgersi ad un tribunale, è sempre bene interrogarsi sulle proprie effettive competenze, prima di accettare un incarico come consulente del Giudice, a servizio della comunità.
